Costruire comunità, la sfida di Genuino Clandestino dopo il successo della tre giorni a RiMaflow

Sì, una tre giorni straordinaria questa di Genuino Clandestino a Milano, tra la fabbrica recuperata e autogestita RiMaflow e il grande mercato contadino all’Arco della pace in pieno centro città. Le “comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare” si sono ritrovate il 30-31 ottobre e 1 novembre nel loro appuntamento semestrale permanente dal loro atto di nascita nel 2010 in un luogo apparentemente diverso, una fabbrica appunto, ma che ha segnato un possibile passaggio, fin dal suo titolo, fortemente voluto dalla realtà promotrice milanese, lo Spazio Fuorimercato: “Costruire Comunità”. Superando la dicotomia tra città e campagna, tra produttori e consumatori, dobbiamo ricomporre le molteplici lotte e costruire insieme una comunità che vada al di là del buon cibo e della tutela dell’ambiente per affrontare i temi dei diritti di chi lavora, dei prezzi ‘sorgenti’ di produzione e dei prezzi al momento del ‘consumo’. E anche al di là del solo cibo, per costruire relazioni di solidarietà e mutuo soccorso tra comunità resistenti in un’ottica anticapitalistica di possibile economia alternativa, fondata più sui valori d’uso, sullo scambio di servizi e di saperi che non sul valore di scambio.
Le presenze della comunità curda del Rojava e della Cooperativa integral catalana hanno aiutato a comprendere meglio la direzione di marcia di questa rete informale, che difende il suo non voler essere ‘organizzazione’ ma aggregazione di esperienze attorno a una piattaforma condivisa, arricchita ogni volta dagli incontri tra le varie realtà che la compongono, sia contadine che urbane. Una formula pienamente confermata anche in questa occasione e che si è data un nuovo appuntamento per la prossima primavera in Sardegna, nuova realtà di GC che si è recentemente costituita.


Oltre 300 sono stati i partecipanti registrati alla tre giorni, tra cui più di 60 produttori arrivati con i propri (sgangherati) furgoni stracolmi di prodotti della terra e autoproduzioni alimentari, che hanno potuto distribuire la domenica in una straordinaria piazza gremitissima e favorita dal sole. Tra bancarelle in cui sono apparse tavolate gestite – così com’era avvenuto nei due giorni precedenti insieme alle operaie e agli operai di RiMaflow – dalla rete di cucine popolari Eat the rich, presente soprattutto a Bologna, ma con buona possibilità di estendersi ad altre città e protagonista di un supporto operativo e politico al presidio No Borders di Ventimiglia.
Sei erano i Tavoli centrali previsti e i cui report saranno messi online nei prossimi giorni su genuinoclandestino.it e su spaziofuorimercato.org: cambiamento climatico, accesso alla terra, garanzia partecipata, distribuzione autogestita, autonomia dei territori e cucine in movimento. Solo qualche anticipazione sul punto della distribuzione autogestita perché collegato alla Campagna proposta in occasione di Communiafest a Mondeggi da RiMaflow, Mondeggi Bene Comune, Solidaria di Bari e SOS Rosarno. La distribuzione autogestita è la traduzione più evidente del progetto di ‘costruzione di comunità’, collegando produzione, stoccaggio, trasporto, rete di Gas e spazi sociali, mercati contadini e cucine popolari. E’ qui che si è dovuto ragionare su come combinare le esigenze di trasporto degli agrumi di Rosarno verso il Nord (con un vettore che possa rispondere ai volumi notevoli necessari, con cui i compagni calabresi e quelli di RMaflow si confrontano ormai da tre anni), con quelli di razionalizzazione dei trasporti tra città e campagna in condizioni di partenza assai diverse anche tra loro, come ad esempio quelle di Bologna e di Milano. Il confronto e la disponibilità di ascolto hanno permesso di capire meglio le esigenze e le possibilità di ognuno e la priorità è stata individuata nella sperimentazione di furgoni con un raggio d’azione regionale (o interregionale), che consenta di sottrarsi al meccanismo infernale e iugulatorio della grande distribuzione. Le sperimentazioni in corso, così come quelle già consolidate in Catalogna, ci hanno portato a proporre un censimento dei mezzi esistenti da mettere a disposizione, colmando i vuoti che saranno riscontrati con una campagna per un acquisto collettivo possibilmente di tre mezzi: uno per il Nord, uno per il Centro e uno per il Sud.


Dal collegamento materiale deriva un rafforzamento delle relazioni e degli scambi fuorimercato e anche di un avvio della pianificazione delle produzioni in base alle esigenze non del Mercato ma della sovranità alimentare dei territori. In questo senso, anche il concetto di km 0, fondamentale per il mantenimento delle piccole produzioni contadine e la salvaguardia dell’ambiente, viene esteso dal geografico al politico, privilegiando la condivisione del percorso e non solo la maggiore vicinanza chilometrica.
Per il ‘camion’ degli agrumi ancora non riusciamo ad avere le sinergie di rete che ne garantiscano la sostenibilità economica, ma il problema resta aperto, se non si vuole dipendere dalla struttura ‘militare’ – per usare le parole di Peppe di Rosarno – delle agenzie di trasporto (i cui legami con la criminalità organizzata si possono supporre) o dalle multinazionali della GDO. Pur riguardando un settore più limitato di produttori, come GC si è ritenuto che questo non è problema separato ma di tutti.


Restano gli impegni già presi, poi, come il completamento dell’acquisto del trattore di Mondeggi (ancora 2500 euro), che si può raggiungere anche con l’acquisto di olio autoprodotto a 10 euro al litro e con iniziative nelle varie realtà, ad esempio invitando il Teatro contadino libertario. In ogni spazio si deve costituire un punto organizzativo di Fuorimercato: non tutti si devono occupare di tutto, ma ovunque si devono trovare le indicazioni e quanto più possibile anche l’operatività per la distribuzione di prodotti di GC, ma – come dicevamo – anche di servizi e saperi in funzione del mutuo soccorso e dell’autogestione conflittuale. Se non ora, quando?

Tratto da: communianet.org

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