Adolfo, il frantoio di famiglia e il cantante degli Aerosmith

Come e perché sono arrivato a Cotronei ve lo dico alla fine, anche perché io da quell’antico avamposto della Magna Grecia sono partito senza esserci mai arrivato veramente. Anche come sia potuto accadere ve lo dico alla fine, che adesso bisogna che vi racconti la storia di Adolfo Grassi e dell’azienda di famiglia, Il Frantoio Olio Sud.

Dunque, siamo nel 1950, anno molto difficile in Italia e nel mondo, e il nonno di Adolfo, Adolfo, decide di investire i pochi soldi ricevuti in regalo per il suo matrimonio nell’acquisto di un mulo nonché – con l’aiuto del cognato Salvatore Madia – di una casa con annesso magazzino. I due – spinti dall’entusiasmo che anche in quegli anni caratterizzava i giovani – decidono così di creare un frantoio e di allocarlo proprio nel magazzino sottostante la casa.

«Appena possono – racconta Adolfo – mio nonno e il cognato acquistano l’impianto e si dedicano ad apprendere le tecniche e le arti del mestiere, cercando di perfezionare sempre di più le une e le altre, sempre tenuto conto delle scarse risorse di cui disponevano. Come forse saprai Vincenzo il frantoio antico in questione era formato da una ruota a pioli, collegata alla macina di granito attraverso una leva, alla quale era legato il mulo. Era, inoltre, composta da uno strettoio (pressa in legno di quercia) manovrata manualmente, che serviva a schiacciare la pasta di olive prodotta dalla macina, anche grazie ad altri piccoli oggetti tipici dell’epoca come le bruscole, borse circolari di paglia intrecciata dove veniva riposta la pasta di olive durante la pressa e i misurini, nei quali veniva riposto l’olio, conosciuti al tempo con il nome di litra. Proprio per quel che riguarda la pressa, mia nonna mi racconta spesso questo simpatico aneddoto: la suddetta pressa aveva un perno centrale non solo molto grande e robusto ma anche molto alto, troppo nel nostro caso, dato che nel magazzino non entrava e così per risolvere il problema mio nonno e il cognato Salvatore dovettero fare un buco nel muro. L’idea in sé era buona, o comunque inevitabile, aveva però una non trascurabile controindicazione dato che in questo modo il perno sbucava nella stanza da letto dei miei nonni, precisamente sotto al letto, e quando si lavorava di notte per la povera nonna era impossibile dormire per il forte rumore del perno. Tornando al succo della questione, aggiungo che quel tipo di impianto era detto a freddo e che nonostante gli oltre 50 anni trascorsi non è ancora del tutto superato dal punto di vista tecnologico, come dimostra il fatto che ancora oggi, molti frantoi moderni utilizzano ancora come idea di base quello stesso metodo di lavorazione.»

Cosa succede dopo? Succede che ci vorranno quindici anni, siamo ai primi giorni di dicembre del 1965, prima della nascita ufficiale del frantoio Soc. Grassi & Madia, e poi ancora  11 – anno di grazia 1976 – perché diventi l’attuale Olio Sud s.n.c. di Adolfo Grassi e Figli, che continua ad operare a Cotronei ma per bravura e per fortuna non più nella vecchia sede ma in una via poco distante dalle mura del paese, e così finiscono pure i problemi con i perni. E poi? E poi che da un anno all’altro Adolfo e i suoi cugini Francesco Grassi e Francesco Talarico, ma sì insomma quella che un giorno non lontano sarà la terza generazione alla guida dell’azienda di famiglia, imparano tante cose, comprendono che l’interesse per il loro lavoro non è dettato solamente da ragioni economiche ma rappresenta anche una grande passione, diventano sempre più consapevoli della loro voglia di fare le cose per bene, di portare avanti anche in questo modo la tradizione di familiare, di dare più senso alle loro vite.

«Mi devi credere Vincenzo, io e i miei cugini ci impegniamo con tutte le nostre forze, nel lavoro e nello studio. Pensa che a volte mi confondo e non capisco se la nostra è più una passione o un lavoro. Come già i nostri nonni e i nostri padri seguiamo e curiamo il nostro olio in ogni fase di lavorazione, dalla coltivazione e raccolta delle olive fino alla molitura delle stesse con la conseguente produzione dell’olio extravergine da agricoltura biologica. Si Vincenzo, siamo noi che ci mettiamo la faccia, che garantiamo – attraverso il monitoraggio e la tracciabilità del prodotto, il sostegno alle varie fasi di controllo da parte degli enti certificatori bio – l’alta qualità del nostro olio.  Non te l’ho detto ancora ma portiamo avanti anche un programma di ecostenibilità, ad esempio con la produzione del nocciolino per alimentare le caldaie dell’impianto di produzione, che può essere considerato un ideale combustibile in quanto ha emissioni in atmosfera con impatti per l’ambiente poco significativi».

Che dite? Mi pare che per quanto riguarda la voce Frantoio Olio Sud ci possiamo anche fermare, così vi racconto un po’ di cose di Adolfo, che in fondo è lui il protagonista della nostra storia.

Adolfo Grassi nasce nel 1993 a Crotone, ma solo perché negli anni 90 non si nasce più a casa come nei 50 ma negli ospedali e Cotronei è troppo piccola per averne uno.

Il lavoro lo conosce presto, in una famiglia come la sua è pressoché inevitabile, ma questo è più bello raccontato da lui: «Avevo 4 – 5 anni e già adoravo andare al frantoio di famiglia. Ricordo ancora il “mio” vecchio defogliatore – viene utilizzato per pulire le olive dalle foglie – che dato che ero troppo piccolo e non ci arrivavo mio padre o mio zio mi lasciavano sempre un mattone lì vicino, così da poterci salire sopra e togliere le foglie che erano in eccesso. Più avanti – avevo 15 anni – la mia famiglia inizia una nuova avventura, una casa di cura per anziani, ma di questo magari ti parlo un’altra volta, ti dico solo che nella fase di costruzione andavo tutti giorni al cantiere e aiutavo con dei lavoretti tipo dare una mano di vernice al recinto oppure ai cancelli. Da un paio di anni mi dedico però solo al lavoro agricolo e mentre tutto questo accade studio. Sono iscritto alla Facoltà di Economia dell’Università della Calabria e per fortuna sono quasi arrivato al traguardo.»

Alla voce passioni come (quasi) tutti i ragazzi le prime cose che mi dice fanno riferimento alla voce sport. Adolfo tifa per la Juventus – come dice  Osgood in A qualcuno piace caldo «nessuno è perfetto» – e naturalmente per il suo Crotone. All’età di 6 anni si innamora letteralmente dello sci e così nella sua vita entrano allenamenti e gare con molte vittorie a livello regionale e qualificazioni nazionali, fino all’infortunio con la rottura del legamento crociato anteriore della gamba destra e del menisco, che poi si sa i tempi di recupero sono lunghi e di colpo ti ritrovi a non essere più una giovane promessa. Oggi si diverte ad insegnare sci ai ragazzini, della serie «Vincenzo, con la loro sincerità ti diverti un mondo».
Alla voce varie mi dice che gli piace andare a scovare, nei fine settimana, in compagnia della fidanzata, piccole realtà come agriturismi, bettole o cantine, sostiene che la zona è piena di posti così. Infine c’è la cosa che quando me l’ha detta mi ha fatto impazzire più di tutte, nel senso che Adolfo è cugino di secondo grado con Steven Tyler, il cantante degli Aerosmith (il padre di Steven era cugino di sangue con Frida, nonna di Adolfo da parte di padre). Ma voi capite che nel corso dell’estate di due anni fa il cantante degli Aerosmith è stato a Cotronei per conoscere i suoi parenti? «Vincenzo, è stata un’esperienza fantastica – mi ha detto -.» E ci credo, lui è anche il padre di Liv Tyler, si proprio lei, Arwen, la principessa, regina, compagna di Aragorn ne Il Signore degli Anelli, che vabbè poi ha fatto anche Io ballo da sola e Armageddon e altro, ma per me Il Signore  degli anelli basta e avanza.

Come dite? Volete sapere cosa ho pensato quando Adolfo mi ha raccontato di Steven Victor Tallarico, ma sì, Steven Tyler? Ho detto mannaggia a me che a Cotronei ancora non ci sono andato. Calma, lo so che adesso volete sapere cosa c’entro io con Cotronei. Allacciate le cinture, perché io lì ci sono nato. No, non sono bugiardo, confermo che sono napoletano verace, e che quando scrivo e parlo in napoletano non mi approprio di nulla che non sia e senta profondamente mio. La verità è che io a Cotronei ci sono rimasto per i primi giorni della mia vita, poi il lavoro di mio padre è finito e siamo tornati a Napoli, per questo ho scritto che sono partito da Cotronei senza esserci mai stato. Detto questo, aggiungo anche che a Cotronei io ci ho pensato sempre. Come dite? Sarebbe stato impossibile non farlo? Vero, nelle nostre vite accade infinite volte di dire o scrivere «nato a», e nel mio caso ho detto o scritto ogni volta «Cotronei», anche due ore fa, di ritorno da una visita di controllo in ospedale. Però non  è solo questo, perché insomma io ho sempre avuto dell’affetto per la mia piccola città natale, che poi quando mia sorella Nunzia mi ha mandato una vecchia foto che mi ritraeva lì in braccio a nostra madre mi sono iscritto al gruppo «Sei di Cotronei se» e dopo un po’ ho postato la foto chiedendo se qualcuno sapeva darmi indicazioni, ed è stato così che forse ho trovato persone che hanno conosciuto i miei genitori, e di certo così ho «conosciuto» Adolfo, Nicola Fabiano, e tante altre belle persone.
Sapete che faccio? Alla prima occasione vado a conoscere il posto dove sono nato. A 60 anni mi sembra sia arrivato il momento. Così compro anche qualche bottiglia di olio da Adolfo, che poi vi faccio sapere com’è.

Tratto da: vincenzomoretti.nova100.ilsole24ore.com

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