STARE IN GUARDIA AI FATTI

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno inconsapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora al temine della catena, sta il lager. (Primo Levi)

Sabato 27 gennaio, “Giornata della memoria”.
“Voci di periferia” per sua vocazione sceglie di vivere e raccontare quei contesti in cui le persone comuni sono al centro, persone che poco hanno a che fare con le star della tv o con gli eventi dei centri storici appositamente adornati per le ricorrenze di turno.

Bagno (Reggio Emilia), dove musicisti, fedeli, agnostici, atei, meditano attraverso la lettura di brani appositamente scelti di autori che non dovrebbero mai mancare in ogni casa o sulla libreria di quei ragazzi che noi adulti vorremmo educare. Bertolt Brecht, Primo Levi, Hannan Arendt, Martin Niemöller; sottofondi musicali di autori come Guccini, Nomadi, Williams, Sting: meditare con parole e musica, una piccola grande idea, dove chi leggeva i brani degli autori sopra citati era la ragazzina che incontri al parco nel pieno della sua adolescenza, la donna dalle molte cicatrici nel cuore ma con un sorriso pulito, il signore maturo con il quale, un po’ per tempo un po’ per tendenza, pochi di noi stanno lì ad ascoltare.

In una sola parola, chi ha letto i brani era la società civile, quella che vorrebbe educarsi a stare di guardia ai fatti. Nessun salmo è stato letto, nessuno ha invocato divinità soccorritrici di uomini e anime, ma un potente e meditato invito alla cura della cultura individuale e collettiva. Eravamo lì semplicemente tra persone che cercavano di ascoltare, forse di conoscersi, aiutarsi nel difficile compito della ricerca del giusto. Accogliere l’invito di Primo Levi e stare di guardia ai fatti; ma su quali fatti?

Don Emanuele Benatti organizzatore dell’evento in occasione della “Giornata della memoria”, parla di violenza sulle donne, immigrazione e traffico di esseri umani, guerre e massacri di innocenti, stragi di bambini, fame, assenza di cibo e acqua potabile per milioni di esseri umani, indolenza, indifferenza, consumismo; le parole di Martin Niemöller diventano un monito per tutti: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.
Sicuramente questi temi e molto altro, meriterebbero grande partecipazione da parte di quella società che sta nelle fabbriche, negli uffici, per strada, nelle scuole, negli ospedali; sì, perché gli eventi non bastano, occorre agire e farlo sempre in ogni contesto che vede coinvolto ognuno di noi.

Come farlo?
Uno dei modi che mi permetto di suggerire, dopo essere stato in ascolto, è curare il proprio ambiente, quello quotidiano: non assistiamo forse tutti i giorni alle difficoltà di nostri colleghi, amici, conoscenti, vicini?

Ecco, prendiamoci cura di noi stessi ma con una mano rivolta verso l’altro. Infatti non è difficile incontrare qualcuno che vede oggi l’emigrato come un nemico o come un invasore. Lì occorre che la società civile si faccia carico di un confronto bandendo i qualunquismi, buonismi e suggerire approfondimenti, ricorsi alla memoria, senso critico verso le sintesi mediatiche ed empatia. Non è forse vero che la violenza sulle donne oggi meriterebbe un approfondimento sulle cause, sui contesti, sulla mercificazione mediatica di alcuni fatti di cronaca? Non è forse facile raccontare la storia di un mostro che uccide un innocente? Ma le cause?

Quelle, spesso i media non le approfondiscono. Quindi, nutrirsi costantemente di letture critiche e non temere mai provocazioni o antitesi come quelle sul negazionismo dell’olocausto o come quelle tesi preconfezionate che i media ci offrono. Il male, l’orrore di cui la storia e il nostro presente sono impregnati, meritano molto di più che una sintesi mediatica o un’opinione stiracchiata sulla base di qualche titolone di un giornale. Oggi c’è chi nega l’olocausto, rivendica alcune conquiste economiche del fascismo e del nazismo, e si diffonde in Europa un sentimento di patriottismo che cela intolleranza. Pertanto, stiamo di guardia ai fatti. Non è forse la scelta economica e politica occidentale ad affamare milioni di esseri umani?
Probabilmente dire no al nazismo e al fascismo nella storia non basta, oggi un fascismo economico costringe milioni di disperati a migrare o sostare in veri e propri lager in Libia. Non è forse la scelta economica delle potenze occidentali il nuovo fascismo?
Non è forse bombardare interi stati per ragioni economiche la causa dell’orrore che oggi vediamo?
Mi permetto di asserire che noi non siamo i buoni! Il male non è solo dall’altra parte! Mi riferisco a tutte quelle culture diverse dalla nostra che spesso vengono raccontate come il male assoluto, mentre i nostri governi bombardano intere nazioni facendo strage di innocenti e causando radicalizzazioni, terrorismo, odio, emigrazione selvaggia, intolleranza.

Cosa rimane di un evento?
Per me e chi ha partecipato rimane l’impegno alla cura della propria cultura, della propria consapevolezza, e il voler fare la propria parte senza aspettare che chi ci è di fianco faccia il primo passo. Uscire dalla torbida comodità del proprio divano e fare la nostra parte all’interno dei contesti che viviamo, tutti i giorni.

Dario Vincenzo Grassi

Tratto da: http://cotroneinforma.org/wp-content/uploads/2018/03/134.pdf

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