Corrispondenza dalla Doichlanda

Curdi di Afrin

Da quando sono arrivato in Germania ho avuto sin da subito la voglia di incontrare delle associazioni curde per chiedere loro cosa pensassero dell’esperienza del confederalismo democratico, praticato nella Federazione democratica della Siria del nord.

Mi ero già messo alla ricerca dei referenti di qualche associazione per porre loro domande di carattere prettamente politico, per sapere come si interfacciassero con i loro connazionali e come riuscissero a supportarli nella complicata situazione geopolitica in cui si trovano.

Era il mio approccio iniziale.

Poi invece sono arrivati gli attacchi del “Sultano” e della coalizione che lo appoggia. Mi riferisco, ovviamente ad Erdogan ed al suo vile e quanto mai tempestivo offensivo attacco militare nei confronti del cantone di Afrin (nord-ovest della Siria), in atto dal 20 gennaio.

Non so quanti di voi sappiano perché Erdogan abbia cominciato e continui a bombardare e quali siano le reali motivazioni del conflitto in questa zona del Kurdistan siriano. Non so neanche come telegiornali e giornali italiani mainstream stiano trattando la notizia e con che tipo di taglio. Senza approfondimenti immagino. Probabilmente si racconteranno di tot morti e feriti da una parte, di tot carri armati e aerei dell’aviazione abbattuti dall’altra.

Come in tutti i luoghi di conflitto armato, il piano a livello economico ha sempre un certo peso, anche in questa situazione ciò è innegabile, ancor più se si considera che da ormai un secolo, i quadrunviri dell’area (Turchia, Siria, Iraq ed Iran) e i loro alleati di turno  impediscono al popolo curdo di avere un territorio condiviso (uno stato! una nazione!), qualunque sia la forma che essi ritengano di dovergli assegnare.

Ma in questo caso il Sultano vuole colpire la prima e unica forma di democrazia partecipata che si sta sviluppando appunto in quella parte del Kurdistan siriano, in cui il cosiddetto confederalismo democratico si è strutturato e diffuso.

Il confederalismo democratico, moderna derivazione delle concezioni politiche di Ocalan (capo politico del PKK-Partito dei Lavoratori Curdi), può essere definito come «Questo tipo di governo o di amministrazione può essere chiamata una amministrazione politica non statale o una democrazia senza stato. Gli stati amministrano soltanto quando le democrazie governano. […] Le democrazie poggiano sulla partecipazione volontaria. Il confederalismo democratico è aperto verso altri gruppi e fazioni politiche. E’ flessibile, multi-culturale, anti-monopolistico […] L’ecologia e il femminismo sono i pilastri centrali. Nel contesto di questo tipo di auto-amministrazione diventerà necessaria una economia alternativa, che aumenti le risorse della società invece che sfruttarle per sopperire giustamente alle molteplici necessità della società.»(1)

A titolo di esempio basti pensare che ogni città governata, conta due sindaci, un uomo e una donna.

La città sotto attacco in questo momento è Afrin. Il cantone di Afrin. Ve ne sono state altre nel recente passato, ve ne saranno altre nel prossimo futuro.

Dal momento degli attacchi il mio approccio è cambiato.

Oltre al rancore ed alla pena per ciò che i curdi vedono accadere nei propri territori, cosa pensano,  cosa conoscono e come mettono in relazione questi vili attacchi che mirano all’annientamento dei propositi rivoluzionari ed delle strategie poste in essere dal confederalismo democratico?

Così mi sono detto che per comprendere quale fosse il reale sentimento rispetto alle innovazioni politico-sociali che stanno attraversando quei luoghi, bisognava incontrare gente comune, non associazioni ideologizzate o politicizzate, senza alcuna accezione negativa nei confronti delle due ultime categorie. Bisognava sganciarsi dal mondo da cui provengo, con cui parteggio e che difendo.

Oggi (8 febbraio n.d.r.) ne ho avuto la possibilità, incontrando un gruppo di persone comuni, attivisti in presidio per diffondere informazioni sulla tragedia che sta vivendo il cantone di Afrin.

 

(1) Abdullah Ocalan: «Democratic Confederalism» first edition 2011© Abdullah Ocalan, ISBN: 978-0-9567514-2-3; Translation: International Initiative Published by: Transmedia Publishing Ltd. – London, Duisburg; International Initiative Edition “Freedom for Abdullah Ocalan – Peace in Kurdistan, P.O. Box 100511, D-50445 Cologne

Disegno: zerocalcare

P.S. per chi fosse interessato l’evento https://casarossa40.org/2018/01/12/voci-dal-kurdistan/#more-3544 è stato rinviato quindi tenetolo d’occhio!

Questa la trascrizione della conversazione

Domanda: Chi siete? Chi sono le persone che stanno dimostrando qui?

Risposta: (Lamia) Intendi coloro che hanno allestito il banchetto? Principalmente, sono curdi di Afrin e di altre città curde. Noi li stiamo aiutando a dire cosa sta avvenendo adesso ad Afrin e cosa il governo turco e l’opposizione siriana stanno facendo lì.

D: Appartenete ad un’associazione?

R: (Lamia) No, noi siamo solo persone comuni e stiamo sostenendo la nostra gente ad Afrin.

D: Cosa pensate dell’attacco di Erdogan e quali pensate siano i suoi obiettivi, cosa vuole ottenere così facendo?

R: (Lamia) Erdogan è un terrorista e vuole solo uccidere persone innocenti. Lui ha dichiarato “Sto attaccando Afrin perché ci sono i terroristi dell’ISIS” e cose del genere. Sono solo menzogne. Si può vedere attraverso le immagini, attraverso i video su YouTube che lui sta colpendo i civili, quindi il suo scopo è quello di uccidere i curdi. Noi persone comuni riteniamo sia vergognoso che Erdogan o la Turchia, che appartengono alla Nato, stiano attaccando persone innocenti. Nessuno sa perché il mondo non stia facendo niente e la notizia più recente e che anche il Papa ha dato la sua medaglia di pace ad Erdogan. È vergognoso!

D: Pensate che Erdogan voglia distruggere le realtà del confederalismo democratico e ciò che esso ha costruito?

R: (Lamia) Naturalmente. Sicuramente. Assolutamente vuole fare questo. La democrazia oggi esiste in tutti i cantoni curdi, ad Afrin, a Qamshlo, ad Amuda. Erdogan è un dittatore, tutti lo sanno. E anche quando qualcuno in Turchia afferma “Noi non vogliamo questa guerra contro i curdi” Erdogan si occupa di zittirli. Quindi naturalmente, sicuramente, assolutamente lui vuole uccidere la democrazia.

D: Avete amici, parenti che ancora vivono nei cantoni curdi?

R: (Lamia) Si, in Qamshlo, in Amuda, ma non in Afrin, ma sentiamo che tutti i curdi nel mondo sono la nostra famiglia, quindi quando qualcuno muore ad Afrin o viene attaccato sentiamo che è parte della nostra stessa famiglia.

D: Quali sono i racconti che avete potuto ascoltare sulla situazione che si sta vivendo o si è vissuta nei territori curdi riconquistati, non solo in questo momento ma durante gli ultimi 5-6 anni?

R: (Lamia) C’è qui una ragazza i cui zii e zie vivono ancora ad Afrin e ieri un suo familiare è stato ucciso. Vero?

(Leila) No, mio cugino è morto oggi. Stava certificando i morti a Raqqa. C’era una bomba e lui è morto lì.

(Lamia) Lui è di Afrin?

(Leila) Lui è di Kobane, ma era a Raqqa perché lì c’erano truppe dell’ISIS. E loro avevano piantato delle mine.

(Lamia) I parenti di tua madre stanno vivendo ancora ad Afrin!?

(Leila) Si , loro sono lì.

(Lamia) E cosa dicono della situazione che c’è adesso ad Afrin?

(Leila) Adesso la situazione è molto brutta perché la Turchia e l’Esercito Siriano Libero hanno ucciso la gente, e non so…

(Lamia) …e hanno rubato le galline? Hanno ucciso le persone e rubato le galline, questo è l’Esercito Siriano Libero!

(Leila) Noi abbiamo un video in cui si vede…

(Lamia) …Intendi le unità dell’esercito siriano?

(Leila) Si ad Afrin loro hanno rubato le galline ed  altre cose.

(Lamia) Sono i beni di chi ci viveva. La gente ha abbandonato le case e i membri dell’esercito libero siriano sono andati e hanno rubato ogni cosa. Tutti i beni insieme alle galline.

D: Cosa pensa chi ancora vive lì degli eventi del recente passato? Cosa dicevano o cosa pensano dell’autonomia conquistata, l’autonomia che hanno raggiunto negli anni?

R: (Lamia) La domanda non è chiara. Chi pensa cosa?

(Peppe) Chi vive nei cantoni del Kurdistan siriano.

(Diana) Prima dell’inizio della guerra in Siria?

(Peppe) Si.

(Diana) Prima della guerra in Siria non avevamo quasi il diritto di viverci, ne di parlare la nostra lingua. Gli altri dicevano che dovevamo considerarci semplicemente arabi, arabi della Siria, e che lì non esistevano curdi. Ma dopo la guerra abbiamo potuto avere nostri governi ad Afrin, Kobane, Qamshlo, nei territori del Kurdistan. Adesso purtroppo c’è la guerra e da Afrin vengo informata sulla situazione, molta gente muore in qualsiasi momento e ogni giorno a causa delle bombe ed Erdogan continua a dire che “stiamo combattendo il terrorismo”, ma sta mentendo perché ci uccide, uccide le famiglie, uccide i civili. Nessuno ci aiuta, noi siamo solo curdi, nessuno vuole aiutare i curdi e nessuno vuole creare una città o una nazione chiamata Kurdistan.

(Lamia) Sapete, riusciamo a capire perché altre nazioni appoggino la Turchia, forse perché la Turchia ha molti soldi, ma non possiamo capire perché il Papa stia sostenendo Erdogan. Il Papa dovrebbe essere il rappresentante della pace, dell’amore, di tutte queste cose buone. Il Papa ha internet? Penso di si. Può andare su YouTube, può vedere cosa sta accadendo. Io voglio inviare un messaggio: perché Sua Santità-non so come le persone lo chiamino- perché ha fatto questo? Si, onestamente siamo scioccati.

D: Il 5 di questo mese le persone che hanno dimostrato a favore del popolo curdo a Roma sono state attaccate dalla polizia quando Edogan era in visita dal Papa. Pensate di essere da soli al mondo in questa battaglia? Senza aiuti?

R: (Lamia) Si, noi pensiamo di ricevere aiuto solo dagli altri curdi ma non vediamo alcuna speranza nel mondo, né nei grandi poteri come gli USA, la Russia, non vediamo nulla anche nelle figure religiose, onestamente non abbiamo più punti di riferimento. Quindi, qui stiamo facendo del nostro meglio ma non possiamo attenderci l’aiuto di altre persone. E noi apprezziamo quando qualcuno come voi viene a chiederci cosa pensiamo, lo apprezziamo molto.

D: Quali sono i vostri nomi?

R: Lamia, Eva, Diana e Leila.

Peppe Guarascio

Interprete e traduttrice, Chiara Levato

 

Original version

Question: Who are you, all these people that are demonstrating?

Answer: (Lamia) Basically, the one who did it, you mean? Basically they are Kurdish people from Afrin and other people  from another Kurdish cities. We are helping them in order to say what’s happening here now in Afrin and what’s the Turkish government doing and what the Syrian opposition doing now here.

Q: And are you an association?

A: (Lamia) No,  we are not, we are just only normal people and we are supporting our people in Afrin.

Q: And what do you think about the “attack” of Erdogan and what do you think about the aim of Erdogan, what Erdogan wants doing in this way?

A: (Lamia) Erdogan is a terrorist and he just wants to kill the innocent people and he said “ I’m attacking Afrin because there are the ISIS there” and something like that, which are just only lies and we can see through the pictures, through the videos an YouTube that he is attacking only the civilians, so his aim is just to kill the Kurds and we normal people we see that it’s ashamed that Erdogan or Turkey is the part of NATO and they are attacking innocent people. Why did the world doing nothing, nobody says and the latest news is that the Pope gave this peace medaille to Erdogan. It’s ashamed.

Q: Do you think that Erdogan wants to destroy the democratic confederalism?

A: (Lamia) Natürlisch. Sicher. Absolutely he wants to do that. There is democracy in all the Kurdish cantons, in Afrin, in Qamshlo, in Amuda. Erdogan is a dictator, everybody knows that. And whenever someone from the Turkey says that “We don’t want this war against the Kurds” Erdogan would disperse the presents, so natürlisch, sicher, absolutely he wants to kill democracy.

Q: Do you have friends, parents that still live in the Kurdish cantons?

A: (Lamia) Yes, in Qamshlo, in Amuda, but in Afrin not, but we see all the Kurds in the world are our own family, so when somebody is dead in Afrin or attacked we feel that he is our own family.

Q: And what they tell about the situation that they are living or lived in the Kurdish area, not in this moment but in these years?

A: (Lamia) We have a girl here. Her uncles and aunts are living yet, now in Afrin and there is one killed yesterday, isn’t it?

(Leila) No, my cousin today is died. Yes, and he has certified who has been killed in Raqqa. There was a bomb and then he is died there.

(Lamia) He is from Afrin?

(Leila) He is from Kobane but he was in Raqqa because in Raqqa there was ISIS and they placed  mines on the ground.

(Lamia) Is your family living in Afrin from your mother side?

(Leila) Yes, they are there.

(Lamia) And what do they say about the situation now in Afrin?

(Leila) Now is a very, very bad situation because Turkey and Syrian Free Army killed the people there and yes, I don’t know…

(Lamia) …and they stole also the chickens? They killed people and stole chickens! That’s the Syrian Free Army.

(Leila) We have video and in this video we saw who…

(Lamia) The unit of the Syrian Free Army, you mean?

(Leila) Yes, they stole chickens and other things in Afrin.

(Lamia) The belongings of people there. People left the houses and the Syrian Free Army members went there and they stole everything. All the belongings along with the chickens.

Q: What do they think about the events of the past, what they told, what are they telling, what do they think about the conquered autonomy, the autonomy they reached the past years?

A: (Lamia) The question is not clear. Who thinks what?

(Peppe) People that are living in the Syrian Kurdistan.

(Diana) Before the war in Syria?

(Peppe) Yes.

(Diana) Before the war in Syria, we didn’t have any right to live there and speak our language. They said just we are Arab and we are Arab from Syria and there is no Kurds there. But after the war we could have our own government in Afrin, Kobane, Qamshlo, in the Kurdish places. But now we have war with Erdogan in Afrin and from Afrin I know the situation there. There is a lot of people who are dying every time and every day because of these bombs and Erdogan says “we are fighting terrorisms” but he is lying because he kills us, he kills the families, he kills the civilian people, but no one wants to help us, just we are Kurds and no one wants to help Kurds and no one wants to create a city or a country called Kurdistan.

(Lamia) You know, we can understand why the countries are supporting Turkey, maybe Turkey has a lot of money, but we don’t understand why the Pope is supporting him. The Pope should be the representative of peace, of love, of all these good things. Does the Pope have internet? I think, yes. He can use YouTube, he can see what’s going one. I want to send a message: why Your Holiness – I don’t know how the people calls him – but why did you do that? Yes, we have this shock, we have to be honest.

Q: The 5th of this month people that demonstrated for Kurdish people were attacked by police, when Erdogan was in Rome, visiting the Pope. Do you think that you are alone in this world, without help?

A: (Lamia) Yes, we are just thinking for help from other Kurdish people, but we don’t see any hope in the world, in the great powers as America, Russia, we don’t see anything, even the religious figures, we have no face anymore, to be honest. So, I don’t know, we are doing what we can do here best but we cannot wait other people to help. And we appreciate when somebody as you, guys, come asking what we think. We appreciate that a lot.

Q: What are your names?

A: Lamia, Eva, Diana e Leila.

 

 

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