FUOCO DALLA MONTAGNA

BRUCIANO LE STRUTTURE SIMBOLO DELLA SILA CROTONESE

Continuiamo a ripeterlo da diverso tempo su questo giornale, ovvero che tira una brutta aria nella Sila crotonese, deturpata nell’immagine per atti malavitosi. Brutte storie, che fanno male, che alterano le percezioni, modificano i sentimenti di un popolo, di una comunità, dei turisti che frequentano questo scorcio stupendo di montagna.
Nel ragionare sul fenomeno bisogna tener conto dei trascorsi, del passato.
Il Villaggio Palumbo non nasce immacolato e vergineo. Nei decenni passati pare siano transitati ’ndranghetisti, mafiosi, latitanti e ceffi d’ogni sorta da queste parti. Forse per questo motivo tutto era sotto controllo, non accedeva nulla e l’espansione economica e gli affari tiravano a gonfie vele.
Negli ultimi anni è cambiato tanto. Soldi ne girano sempre di meno, le attività commerciali sono tutte sofferenti e la sensazione è quella di trovarsi in una terra di nessuno dove, venendo a mancare i pezzi grossi, una delinquenza brada cerca spazio per controllare il territorio e magari gestire le guardianie su Trepidò e i villaggi adiacenti.
Per questo motivo, a Trepidò i furti negli appartamenti sono aumentati. Al Villaggio Palumbo s’è toccato un picco preoccupante di criminalità tra ottobre e novembre dello scorso anno. Inizialmente con scassinamenti e furti in una ventina di appartamenti. Poi con il furto di sette moto-quad di proprietà di un noto operatore turistico, ad opera di altrettanti uomini incappucciati ripresi dalle telecamere di un impianto di videosorveglianza. L’episodio ha portato qualche eccessiva agitazione, tanto che sono spuntati i kalashnikov, quasi fossimo a Kabul o Baghdad.
L’episodio più grave, di quel periodo, è stato l’incendio doloso che ha distrutto la sala motori della seggiovia da tre posti, struttura e luogo simbolo del turismo nella Sila crotonese.
Nell’immaginario collettivo, la seggiovia distrutta è apparsa come una ferita, un’offesa al territorio di una violenza inaudita.
Parole, allusioni, sospetti, buoni propositi. Poi il tutto ha continuato a girare al modo di sempre.
Adesso hanno bruciato le cupole del “Brigantino”, struttura allo stesso modo simbolica e che ricorda i primi anni di costruzione del villaggio, le notti in discoteca, la presenza dei giovani di Cotronei nella gestione e nel funzionamento dei servizi. Un luogo simbolo andato in fumo.
Infatti, in piena notte del 6 marzo un incendio doloso ha divorato lo stabile delle cupole, circa duemila metri quadri, con cinque negozi andati completamente distrutti. Tre squadre dei vigili del fuoco hanno lavorato diverse ore per domare le fiamme, limitando i danni ed evitando che venissero coinvolte altre strutture.
Quella dell’incendio delle cupole è una brutta storia con conseguenze gravi nei soggetti coinvolti. Una brutta storia finita in tragedia. Una brutta storia dove serve a poco spalmare polemiche, inoltrarsi in riflessioni, cercare spiegazioni. Una brutta storia come sono brutte le storie di questi ultimi anni e dove un posto bellissimo, incastonato in uno degli scorci naturalistici più belli dell’altipiano silano, appare trasformato in una sorta d’inferno, un contesto bruto e che trasmette soggezione, paura, inquietudine.
La classe politica, le amministrazioni comunali e tutte le istituzioni competenti degli ultimi decenni non hanno impedito l’imbarbarimento del tessuto sociale, economico e civile della Sila. Hanno fatto finta di non vedere. In alcuni casi, forse, c’è stata connivenza.
Adesso si naviga a vista non sapendo che pesci prendere.
Il sindaco di Cotronei da qualche tempo arrabatta e strippa, lancia messaggi di rito contro gli accaduti senza mai inoltrarsi in una riflessione più articolata e, con insistenza, rilancia la richiesta di una caserma dei carabinieri in Sila, sottolineando la disponibilità nel farsi carico delle spese di gestione.
La prefettura lo ha tacitato, perché una caserma è già presente sul territorio e bastano i controlli delle pattuglie. Forse il prefetto ha ragione. Del resto queste situazioni non possono certamente risolversi con la militarizzazione del territorio. Se esistono personaggi poco affidabili non si riuscirà ad estinguerli con una caserma e un paio di carabinieri. Ben altri sono i processi che devono attivarsi, cominciando a ricostruire una cultura della legalità e pianificando nel futuro gli effetti benefici. Bisogna seminare adesso per sperare di raccogliere qualcosa di buono tra qualche anno.
Un primo passo si potrebbe farlo in questo momento.
La Giunta comunale di Cotronei ha approvato nei giorni scorsi gli indirizzi per la gestione della villetta ubicata a Villaggio Palumbo, immobile confiscato alla criminalità, passato al Comune e per il quale si provvederà presto all’assegnazione. La struttura con 5 vani è distribuita su una superficie di 129 metri quadri, e sarà assegnata a titolo gratuito per un periodo di 15 anni.
E diamola a “Libera” per un presidio stabile contro le mafie, il modo migliore per promuovere la cultura della legalità.
Un gesto simbolico, un inizio, in modo che, un pezzetto alla volta, con piccoli passi ragionati, questo posto bellissimo dell’altipiano silano possa ritornare a vivere il suo meritato splendore.

Giap

Tratto da: http://cotroneinforma.org/wp-content/uploads/2019/04/137.pdf

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.